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RIGASSIFICATORI in MARE: l’Ass. SONEGO TRAVISA la REALTA’ e CONSIDERA il “NO” dei CITTADINI del FVG “.. BESTIALITA’ FRUTTO DI INTOLLERABILE IGNORANZA E MALAFEDE …” – COMPLIMENTI ASSESSORE!

26/07/2006 @ 15.29

SARA’ CONSEGNATO A SONEGO IL TAPIRO DELLA FAS (La Testa del Cactus) PER AVER CONTRIBUITO ALLA DESERTIFICAZIONE e DEPAUPERAMENTO DEL TERRITORIO. Il Tapiro della FAS andrebbe a tutta la Giunta regionale. Tutti d'accordo infatti ad assecondare questo progetto relativo al mega-impianto di rigassificazione nel Golfo di Trieste. La regione FVG, incurante del parere della popolazione, ha autorizzato l’iter di un impianto simile, unico nella storia regionale, con l’appoggio dei Verdi – Sole che Ride – presenti in consiglio regionale che solo ora SI SVEGLIANO e per bocca del consigliere Metz propongono un referendum che noi invochiamo da ben 2 anni. Non è mai troppo tardi, caro Metz, speriamo che il tuo risveglio ci aiuti in questa battaglia.



Il Tapiro della FAS andrebbe a tutta la Giunta regionale. Tutti d'accordo infatti ad assecondare l’Ass. Ludovico Sonego in questo progetto relativo alla costruzione del mega-impianto di rigassificazione nel Golfo di Trieste. E si vergogni l’ass. Sonego e coloro che lo spalleggiano, nel definire, in alcune dichiarazioni alla stampa, “bestiali, intollerabili ignoranti ed in malafede” i cittadini che amano l’ambiente, il benessere oggettivo, il mare pulito, l’aria non inquinata, o che difendono il “sacrosanto” DIRITTO ALLA SALUTE, sancito dalla Costituzione Italiana. La regione FVG, incurante del parere della popolazione, ha autorizzato l’iter di un impianto simile, unico nella storia regionale, con l’appoggio dei Verdi – Sole che Ride – presenti in consiglio regionale. Un impianto per un terminale offshore di rigassificazione di Gnl (gas naturale liquefatto) di fronte alla costa del FVG in pieno Golfo di Trieste. Il terminale, realizzato e gestito dalla società ENDESA, consisterà in una «unità galleggiante di stoccaggio e rigassificazione» ancorata a sole 6 miglia dalla costa, lunga quasi 300 m (come tre campi di calcio), larga quasi 50 m e alta come un edificio a 12 piani, contenente serbatoi sferici per Gnl con una capacità di decine di migliaia di metri cubi di gas. Qui sarà travasato dalle navi gasiere il Gnl raffreddato a -160° C (per ridurne il volume di 600 volte), che sarà riportato allo stato gassoso e trasportato a terra attraverso un gasdotto sottomarino. Quale sarà l'impatto ambientale del terminale galleggiante? A livello ufficiale esso viene minimizzato o ignorato. Nel decreto ministeriale si specifica però che per rigassificare il Gnl sarà utilizzata «acqua di mare come fonte di calore». Secondo la documentazione raccolta dal Coordinamento FAS contro il terminale gas offshore, ogni settimana saranno utilizzati oltre 500 milioni di litri di acqua che sarà rigettata in mare gelida e con aggiunta di cloro per evitare la formazione di alghe sotto lo scafo. Ciò provocherà un forte impatto sulla fauna e la flora marine.
Quali saranno i rischi di incidente? Secondo la società ENDESA “zero”, «ragionevolmente non credibili » in quanto assicura che «non si registrano ad oggi casi di incidente riguardante terminali galleggianti dedicati al deposito di Gnl». Si dimentica però di dire che impianti di questo tipo non sono in funzione in nessuna altra parte. Ciò perché un terminale galleggiante comporta rischi molto maggiori di uno a terra, tipo quello algerino di Skikda esploso il 20 gennaio 2004 provocando oltre cento morti e feriti. Come mostra un documentario statunitense realizzato da Tim e Hayden Riley, la nube di vapore fuoriuscita per incidente da una nave gasiera si spanderebbe sulla superficie marina molto più rapidamente che su quella terrestre e, incendiandosi una volta raggiunta la costa, brucerebbe tutto al suo passaggio. Uno studio commissionato dal Pentagono afferma che l'energia sprigionata equivarrebbe a quella di 55 bombe di Hiroshima (prive di radiazioni). Un altro studio, commissionato dalla città di Oxnard (California) prevede che la nube di fuoco si spanderebbe in un raggio di 55 km. investendo anche la terra ferma e le città in essa presenti. Tra gli scenari prospettati negli studi statunitensi vi è anche quello di una esplosione deliberatamente provocata.
«Le navi gasiere che trasportano Gnl - afferma il Servizio di ricerca del Congresso (settembre 2003) - sono vulnerabili ad attacchi terroristici: possono essere attaccate in molti modi per distruggere il loro carico o catturate per usarle quali armi contro obiettivi terrestri». Chi è in malafede, noi ambientalisti o l’ass. Sonego ed i suoi “colleghi”? E non ci parli di politica del freddo. Pensi invece ad approvare un piano energetico serio che preveda l’uso obbligatorio del fotovoltaico su tutte le nuove costruzioni ed incentivi per quelle esistenti, la creazione di micro-centrali idroelettriche per alimentare piccoli borghi e paesi, l’uso dei pannelli solari e il finanziamento della Legge sulle costruzioni ecologiche modulari.



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