E v e n t i
| NO AL RIGASSIFICATORE DELL’ENDESA NEL GOLFO di TRIESTE - LA REGIONE FVG FERMI QUESTO DISASTRO AMBIENTALE
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28/04/2006
@ 14.13
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Abbiamo partecipato alla riunione organizzata a Grado e recentemente a Marano Lagunare il 27 aprile ca., con una nutrita rappresentanza della FAS – Federazione Ambiente Società www.verdefas.com , per dire NO al rigassificatore nel golfo di Trieste, la cui realizzazione sembra già scontata. La Regione FVG si è dimostrata disponibile alla creazione di un simile devastante impianto destinato alla trasformazione del gas. Il recente accordo tra la Friulia e la società spagnola Endesa, che a Monfalcone gestisce la centrale termoelettrica, prevede la realizzazione di un simile impianto le cui ricadute sull’ambiente saranno devastanti ed il disastro ambientale irreparabile.
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Abbiamo partecipato alla riunione organizzata a Grado e recentemente a Marano Lagunare il 27 aprile ca., con una nutrita rappresentanza della FAS – Federazione Ambiente Società www.verdefas.com , per dire NO al rigassificatore nel golfo di Trieste, la cui realizzazione sembra già scontata. La Regione FVG si è dimostrata disponibile alla creazione di un simile devastante impianto destinato alla trasformazione del gas. Il recente accordo tra la Friulia e la società spagnola Endesa, che a Monfalcone gestisce la centrale termoelettrica, prevede la realizzazione di un simile impianto le cui ricadute sull’ambiente saranno devastanti ed il disastro ambientale irreparabile. Nel progetto dell’Endesa, da noi visionato, vi è in previsione la realizzazione, a 6 miglia dalla costa, di un terminal off -shore in grado di trasformare quasi 10 mila miliardi di metri cubi di gas ogni anno. Al suddetto terminal, inoltre, giungeranno ogni anno centinaia di navi con dimensioni spaventose comprese tra i 200 ed i 300 metri. Il mega rigassificatore avrà una lunghezza di quasi 300 metri ed una larghezza di oltre 100 metri; il gas verrà inserito in 2 colossali serbatoi della capacità di oltre 300 mila metri cubi ed avranno una altezza di quasi 40 metri. Non parliamo poi della sicurezza: un tale “traffico” di mega navi in mare provocherà disagi, rischi ambientali e limitazioni, se non chiusure totali, alle attività di pesca professionale ed al diporto turistico. E’ gravissimo che la regione FVG non abbia minimamente ostacolato tale progetto. C’è peraltro il forte rischio che la mancanza di strategie condivise, tra i vari comuni costieri e dell’entroterra, favorisca gli amministratori pubblici e privati che vogliono il rigassificatore. Infatti, in base alla Legge 43/1990, ci sono solamente 30 (trenta) giorni per gli enti interpellati al fine di rispondere alla richiesta, da parte della regione FVG, del “Parere di Compatibilità Ambientale”. Decorso inutilmente tale termine i pareri “non pervenuti” sono considerati dalla regione FAVOREVOLI al RIGASSIFICATORE. Una normativa VERGOGNOSA ed a danno della salute pubblica. Il rifiuto del rigassificatore nel golfo di Trieste è sorretto da validissimi motivi, ben noti anche al governo nazionale e regionale, che non si possono trincerare dietro una pretesa inviolabilità dell’ "impegno" assunto con provvedimenti autorizzativi. Inviolabilità che non esiste in quanto non si può fingere di dimenticare, come precisato dall’art. 21 della legge 11/02/2005 n. 15, che il citato provvedimento amministrativo è revocabile in sede di autotutela per motivi di merito e/o per «nuova valutazione dell’interesse pubblico originario» oltre ad essere ovviamente annullabile (ed in questo caso senza risarcimenti) per violazioni di norme procedimentali o vizi di forma. La previsione di costruzione dell’impianto non può andare avanti contro ogni ragione ed ogni buon senso. Bisogna perciò mettere a punto una efficace strategia di contrasto che richiede il coordinamento di tutti gli impegni per dar luogo ad una «Scanzano istituzionale FVG» costantemente alimentata dalla protesta sociale. Una strategia che si muova sul terreno sicuro della legalità democratica ma che al tempo stesso preveda, se ce ne sarà bisogno, forme anche “forti” di lotta sia sul versante istituzionale fino alla possibile sospensione delle funzioni democratiche delle amministrazioni locali (di tutta la regione) e sia sul piano sociale col ricorso ad atti collettivi di disobbedienza politica e di resistenza civile rivolti a denunciare decisioni che ridurrebbero i nostri cittadini alla condizione di "sudditi" svuotando di qualsiasi contenuto i loro diritti politici. Chiediamo alla Regione FVG di formalizzare subito il suo NO all’impianto revocando ogni consenso all’autorizzazione governativa finora concessi, sulla base di una norma, quella dell’art. 8 della Legge 24/11/2000, superata peraltro dalla riforma costituzionale del 2001 che ha previsto in materia di energia la legislazione concorrente dello Stato e delle Regioni con l’attribuzione dei conseguenti poteri amministrativi all’Ente regionale. Ribadiamo inoltre, contro tutte le manovre sottobanco e tutte le furbizie che, la realizzazione dell’impianto, oltre a costituire un serio pericolo per l’incolumità dei cittadini, darebbe luogo ad una inedita crisi istituzionale minando l’ "autonomia" delle amministrazioni locali che verrebbero private del potere di progettare e costruire il futuro economico e sociale in concerto con le loro comunità.
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